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Studiare la guerra per imparare la pace, così, da un paio di anni alcuni docenti del Liceo Scientifico e Linguistico Paolo Giovio di Como stanno lavorando con alunni di più classi ad un interessante progetto didattico che come ha oggetto la Grande Guerra (con loro Comune di Como, Musei Civici, Centro Filippo Buonarroti). Gli alunni hanno studiato documenti originali e da essi, con i professori, hanno realizzato una mostra (aperta presso il Museo Archeologico Paolo Giovio di Como, fino a giugno 2016) strutturata in tematiche e proposta con una serie di pannelli. Una mostra dove tutti hanno qualcosa da imparare! Il progetto si avvale anche di conferenze. Sul nostro sito ne abbiamo già parlato (vedi: Due crocerossine comasche a Katzeanu), ora diamo spazio ad un ulteriore sviluppo di ricerca e di didattica.

Tra gli alunni ci sono iscritti al Linguistico così, in questa ultima tranche, si è voluto dare spazio, nei pannelli, anche a piccoli testi di ricostruzione in lingua inglese. E’ il caso, per esempio, di quelli che riguardano “La moda in tempo di guerra” (opera di alunni della 4 LD)e come questa si semplifica nel corso del conflitto, nel momento in cui cambiano nella società i ruoli femminili e le donne entrano in spazi lavorativi fino ad allora di pertinenza maschile, un fenomeno che accomuna Como, l’Italia e l’Europa. Ma se si pensa che l’inglese, pur rimandandoci al contesto europeo, sia oggi in realtà la lingua del mondo, ben diversa e questa sì tutta europea è la testimonianza, molto forte, che proviene da due cartoline tedesche riprodotte in uno dei pannelli (vi hanno lavorato alcuni ragazzi della 5LD). Questi due esemplari e gli altri documenti proposti provengono dall’archivio del ricercatore comasco Gavino Puggioni (la sua casa è una vera miniera in tal senso). Queste cartoline furono scritte da due giovani militari tedeschi e il loro contenuto, ma in realtà anche le loro illustrazioni, sono così simili a quelle inviate dai nostri combattenti, da far riflettere come nel dramma di un bagno di sangue, tale fu la Grande Guerra, l’animo umano ed i bisogni e gli affetti più elementari erano gli stessi. Una, con una bimba sorridente e motivi natalizi, fu spedita da Martin Ortmanns il 22 dicembre 1915 da Kohlberg, nella Germania meridionale. Della seconda, che raffigura un tondo con due bimbi, abbiamo anche il breve testo “Cara mamma ti comunico che io sto bene e lo spero anche di voi. Cara mamma, quando puoi, potresti mandarmi un po’ di pane bianco poiché a me ne è rimasto solo un poco? Cosa fa ora Siska? Scrivimi l’indirizzo di Johann così posso scrivere anche a lui. Hubert mi ha scritto da Elsenborn. Vi saluto tutti, tuo figlio Georg…del battaglione di riserva in Andernach sul Reno”. La data dal timbro pare essere quella del 30 luglio 1915. Basterebbe cambiare i nomi e questa lettera potrebbe essere firmata da ciascuno dei soldati, non importata di che schieramento, che con la posta tentavano di mantenere viva almeno la speranza.

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