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«La Chiesa di Como da tempo è impegnata sul fronte del dialogo ecumenico e interreligioso, con un coinvolgimento particolare, negli ultimi anni, dell’Azione cattolica, attiva nell’organizzare la settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani nel mese di gennaio. Alcuni laici dell’associazione, inoltre, approfondiscono il lavoro ecumenico nello studio, nell’incontro con persone e comunità di confessioni diverse, nella ricerca del dialogo. E, insieme a loro, diverse sono le realtà parrocchiali coinvolte. Molte di queste presenze cristiane sono europee. Il vescovo monsignor Diego Coletti, ancora in materia di ecumenismo, ha raccomandato in più occasioni di non ridurre il dialogo fra le comunità cristiane soltanto alla Settimana di preghiera».

 

Anche per le Acli di Como l’ecumenismo è importante. Il perché sta nelle cose che le ACLI stesse hanno realizzato.

Un primo fatto è legato all’impegno delle Acli nei confronti dell’emigrazione italiana. Se guardiamo all’Europa scopriamo che i nostri emigrati hanno trovato in Gran Bretagna gli anglicani, in Germania un confronto e una collaborazione tra Cattolici e Luterani, in Belgio tra Cattolici, Protestanti e Musulmani, lo stesso in Francia. In Svizzera convivono Cattolici ed Evangelici di diversa tradizione. Tutto questo ha obbligato le Acli e i migranti che alle Acli fanno riferimento a confrontarsi con realtà locali diverse da quelle italiane anche dal punto di vista religioso.

Oggi l’immigrazione straniera nel nostro Paese ha portato con sé un bagaglio culturale e religioso che ha modificato per sempre quella omogeneità “cattolica romana” che aveva caratterizzato almeno per 15 secoli la storia italiana e locale. Come non farci i conti ed entrare in relazione con loro?

Anche solo 40 anni fa era impensabile che all’interno della nostra società comasca potessero coesistere etnie e comunità religiose così diverse: nell’ambito cristiano di rito orientale possiamo contare oggi a Como una comunità ortodossa residenziale rumena e bulgara, una russa, anche se non stabile, e una uniate.

 

La costruzione di un comune e condiviso sentimento di appartenenza europea si realizza anche attraverso il dialogo tra le Chiese e le religioni. A partire dalle confessioni cristiane, le cui divisioni – papa Francesco lo denuncia con frequenza – sono uno «scandalo che indebolisce la credibilità e l’efficacia dell’impegno di evangelizzazione», per superare il quale il primo passo da compiere, suggerisce il Pontefice, «è quello dell’incontro». L’Azione Cattolica della Diocesi di Como da anni crede nel valore di questo “incontro” per un cammino ecumenico nel quale investire tempo, idee, risorse, iniziative. Vanno sicuramente in questa direzione i viaggi ecumenici proposti dall’Ac comense nel periodo estivo. Dopo Romania, Ucraina, Svizzera, Germania, lo scorso agosto la meta sono stati i Balcani: in particolare Belgrado e Zagabria.