Usiamo i cookie - anche di terze parti - per consentirti un migliore utilizzo del nostro sito web. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

 

Anche per le Acli di Como l’ecumenismo è importante. Il perché sta nelle cose che le ACLI stesse hanno realizzato.

Un primo fatto è legato all’impegno delle Acli nei confronti dell’emigrazione italiana. Se guardiamo all’Europa scopriamo che i nostri emigrati hanno trovato in Gran Bretagna gli anglicani, in Germania un confronto e una collaborazione tra Cattolici e Luterani, in Belgio tra Cattolici, Protestanti e Musulmani, lo stesso in Francia. In Svizzera convivono Cattolici ed Evangelici di diversa tradizione. Tutto questo ha obbligato le Acli e i migranti che alle Acli fanno riferimento a confrontarsi con realtà locali diverse da quelle italiane anche dal punto di vista religioso.

Oggi l’immigrazione straniera nel nostro Paese ha portato con sé un bagaglio culturale e religioso che ha modificato per sempre quella omogeneità “cattolica romana” che aveva caratterizzato almeno per 15 secoli la storia italiana e locale. Come non farci i conti ed entrare in relazione con loro?

Anche solo 40 anni fa era impensabile che all’interno della nostra società comasca potessero coesistere etnie e comunità religiose così diverse: nell’ambito cristiano di rito orientale possiamo contare oggi a Como una comunità ortodossa residenziale rumena e bulgara, una russa, anche se non stabile, e una uniate.

Diverso è il discorso relativo alla chiesa protestante e in particolare a quella valdese che invece a Como è presente dalla metà del ‘800 e che recentemente ha registrato l’arrivo di molti fratelli africani in particolari ghanesi. Così come non sono di recente introduzione le cosiddette “chiese pentecostali di origine evangelica” ma che anch’esse negli ultimi anni hanno avuto un aumento delle presenze sia come fedeli sia come edifici legati al culto.

Sul territorio provinciale si registra la presenza di diverse Chiese Pentecostali e a Cantù una celebrazione mensile della liturgia in lingua russa.

Un altro aspetto importante per le Acli è l’apertura dell’Associazione soprattutto comasca e milanese, verso la Russia, dapprima con l’Università Lomonosova di Mosca e poi con la Comunità Ortodossa “La Trasfigurazione” sempre di Mosca. Questa conoscenza ha portato a molteplici collaborazioni concrete e culturali, l’ultima della quale è la pubblicazione di un libro bilingue Vie di santità senza confini in cui sono evidenziati i santi minori delle due religioni. In questi giorni un gruppo di amici moscoviti della Chiesa Ortodossa sono nostri ospiti a Como e condivideremo con loro la nostra esperienza di laici cristiani impegnasti nel sociale.

Un ulteriore progetto operativo è legato alla guerra in Bosnia che ha visto anche la nostra provincia all’opera con le popolazioni della Croazia cattolica, della Serbia ortodossa e della Bosnia-Erzegovina dove convivono le quattro religioni, ortodosse, cattoliche ebree e musulmane: Sarajevo è la città simbolo di questa convivenza religiosa. Questo impegno ha posto le Acli di fronte ad un mondo completamente nuovo e nel 2012 è stato ricordata con grande emozione questa esperienza di pace a vent’anni dalla fine della guerra.

La strada da percorrere è ancora lunga ma alcuni capisaldi ormai sono acquisiti; tra questi, forse, il primo è la consapevolezza che l’unità è opera dello Spirito e l’uomo è solo uno strumento di questa azione. All’uomo spetta il riconoscere i segni dei tempi e la necessità di lavorare in questo senso per assolvere al mandato del Signore che chiede sempre che “tutti siano uno”. A noi il compito di rimanere in ascolto e di operare in questa direzione.

 

Scheda sull’ecumenismo (a cura delle Acli) 

L’ecumenismo è nato nei primi decenni del XX secolo tra le chiese protestanti, ma è durante il Concilio Vaticano Secondo, che la Chiesa Cattolica prende davvero coscienza della questione ecumenica e tutte le chiese si impegnano a pregare il Dio comune perché conceda il dono dell’unità.

Una data importante nel percorso ecumenico fu la convocazione dell’Assemblea delle Chiese Cristiane Europee a Basilea, dal 15 al 21 maggio 1989. Si parlò di pace, di giustizia e di salvaguardia del creato. Per la prima volta, dopo la grande scissione del 1054, tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente e le divisioni dei secoli successivi, centinaia di delegati provenienti da tutta Europa si ritrovarono l’uno accanto all’altro per prospettare un nuovo cammino tra le chiese cristiane europee.

Va riconosciuto il merito di quel primo incontro alla capacità dialogica e all’autorevolezza del Metropolita di Leningrado e Novgorod, Alessio, eletto poi Patriarca di Mosca e di tutte le Russie e del Card. Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano e Presidente del CCEE che, assieme, presiedettero i lavori di quei giorni memorabili.

Da allora il dialogo e la collaborazione tra le chiese cristiane europee si intensificano con un secondo appuntamento, dal 23 al 29 luglio 1997, a Graz (Austria). A Strasburgo, nell’aprile 2001 vede la luce la Charta Ecumenica Europea, firmata dai responsabili dei due organismi della CEC e della CCEE. Nel settembre del 2007 fu convocato il terzo incontro ecumenico in Romania, a Sibiu, in Transilvania.

Con l’arrivo di Papa Francesco, il metodo ecumenico ha ripreso forza, proprio grazie alla riproposizione in grande stile del Concilio Vaticano Secondo come dono dello Spirito a tutti i cristiani: l’ecumenismo è parte integrante della vita della Chiesa di Cristo.