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«La Chiesa di Como da tempo è impegnata sul fronte del dialogo ecumenico e interreligioso, con un coinvolgimento particolare, negli ultimi anni, dell’Azione cattolica, attiva nell’organizzare la settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani nel mese di gennaio. Alcuni laici dell’associazione, inoltre, approfondiscono il lavoro ecumenico nello studio, nell’incontro con persone e comunità di confessioni diverse, nella ricerca del dialogo. E, insieme a loro, diverse sono le realtà parrocchiali coinvolte. Molte di queste presenze cristiane sono europee. Il vescovo monsignor Diego Coletti, ancora in materia di ecumenismo, ha raccomandato in più occasioni di non ridurre il dialogo fra le comunità cristiane soltanto alla Settimana di preghiera».

Il pensiero è di don Battista Rinaldi, responsabile, per la diocesi di Como, dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. La Chiesa comense, estesa su quattro province (quasi tutto il comasco, l’intera provincia di Sondrio, le valli del Varesotto e le zona delle Grigne nel Lecchese), vede la presenza di numerose confessioni religiose, legate, soprattutto, al fenomeno migratorio. I numeri più grandi riguardano Como e Sondrio: quasi 47mila stranieri sul territorio lariano e circa 8.500 fra Valtellina e Valchiavenna (dove, nell’ultimo anno, i migranti sono diminuiti del 10%). «Difficile dare indicazioni quantitative precise – riprende don Rinaldi –. Per quanto riguarda le confessioni cristiane, a Como città (dove convergono dal resto della provincia) abbiamo i Valdesi, con una propria chiesa nel cuore della Città Murata. Due, invece, le comunità pentecostali, che si ritrovano una a Camerlata, l’altra in via Borgovico. Sia i valdesi, sia i pentecostali sono comunità principalmente di origine africana».

Forte e composita la presenza ortodossa. «Abbiamo il “gruppo” romeno che si ritrova presso la chiesa di San Provino (messa a disposizione dalla diocesi), la componente moldava (di ceppo russo) ha come punto di riferimento la cappella di San Martino (anch’essa offerta in uso dalla diocesi) e alcuni ucraini che, dipendenti direttamente dal Patriarcato russo, si ritrovano in zona San Rocco. Ci sono, infine, gli ortodossi “non canonici” che hanno una sede in via Tomaso Grossi. È presente, poi sempre di origine europea, una comunità di greco-cattolici, la maggior parte di origine ucraina, con “base” presso la chiesa di San Donnino».

Significative le presenze musulmane «con una predominanza di comunità turche, libanesi e marocchine – aggiunge don Battista –. Hanno propri luoghi di ritrovo oppure, come nel caso dei libanesi, la parrocchia di Rebbio mette loro a disposizione (su richiesta) alcuni spazi».

Variegata la situazione in provincia di Sondrio. «La comunità riformata oggi non esiste più – riprende don Rinaldi –. Vi è un centro culturale, nella città di Sondrio, che dipende dalla Svizzera. A Sondrio e a Morbegno sono nate alcune comunità evangeliche e pentecostali, legate all’immigrazione africana. Ci sono gruppi, però, non del tutto riconosciuti e vicini a esperienze di tipo “settario”.

Molti ortodossi, che hanno come punti di riferimento Brescia e Milano. Per quanto riguarda le presenze islamiche, ci risulta che a Sondrio è stata acquistata una palestra da adibire a luogo di culto».

«Le comunità credenti – è l’osservazione del vescovo monsignor Diego Coletti – sono chiamate a costruire ponti di dialogo, occasioni di convergenze su quei temi e quei valori per tutti irrinunciabili… Potremmo riprendere un’espressione coniata dai Padri della Chiesa in riferimento, allora, alla filosofia greca: sono i semina verbi”, ovvero gli “elementi”, o meglio i “semi” di Verità che, propri della rivelazione cristiana, ritroviamo anche in altre tradizioni. Per noi cristiani, pur nelle nostre difficoltà, pur nei nostri errori passati, presenti e futuri, quella del dialogo è una scelta consapevole».

Una scelta che ci aiuta a riscoprire sul nostro territorio anche la bellezza delle radici cristiane dell’Europa.