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Le Acli nascono a livello nazionale nel 1944 e fin dagli albori sono emigrate insieme ai lavoratori italiani, radicandosi in quei Paesi nei quali i nostri connazionali si recavano in cerca di lavoro: Francia, Svizzera, Belgio, Germania… Le precarie condizioni lavorative, la lontananza dalla terra d’origine, spesso dalla famiglia, le difficoltà legate all’abitazione e al non essere accettati in società con culture diverse, erano i temi di riflessione di quegli anni.

Grazie all’Associazione si cercava di trasformare il problema in comune rivendicazione di diritti e tutele da rivolgere ai datori di lavoro, ai sindacati, alle Istituzioni italiane e locali. Fondamentale è stato l’impegno volontario di tanti aclisti, a loro volta immigrati, che si ritrovavo nei circoli Acli per tenere annodati legami, asciugare lacrime, condividere la dura vita dell’emigrante, dare risposte e riconoscere diritti.

La mission delle Acli si fonda sulla “triplice fedeltà”: al Vangelo, alla democrazia, al movimento dei lavoratori. E’ quindi essenziale per le Acli quella cultura del lavoro, alla luce della Dottrina Sociale delle Chiesa, che cerca di trovare vigore e impegno nella quotidianità del mondo del lavoro, in Italia e nel mondo.

La città di Como ha dato i natali a ben due presidenti nazionali delle Acli: Achille Grandi, fondatore e primo presidente, e Emilio Gabaglio, presidente nella fase più travagliata della vita dell’Associazione. Grandi esprimeva già negli anni ’30 un idea europeistica forte e convinta. Gabaglio, in seguito, fu anche segretario generale della Confederazione Europea dei Sindacati che nasce nel 1973 per parlare con un'unica voce, a livello europeo, per conto dei lavoratori.

Dopo l’Europa, le Acli hanno iniziato a viaggiare per tutto il mondo, dall’America all’Australia, accanto ai tanti migranti che lasciavano, magari per sempre, il nostro Paese. La Federazione Acli Internazionali è stata creata nel 1996, per mettere in rete l'intera famiglia aclista in Europa e nel mondo.

L'internazionalità delle Acli, in un mondo sempre più complesso e globalizzato basa il suo impegno sulla tutela dei diritti, sulla difesa dei valori della pace, del lavoro e dello sviluppo giusto e solidale nelle città, nei territori, nelle comunità degli italiani all’estero.

Le Acli sono divenute internazionali accompagnando il cammino che i lavoratori Italiani hanno fatto lungo il percorso delle faticose vie dell'emigrazione, fornendo ad essi servizi di tutela e di formazione. Contemporaneamente, il Movimento intensificava negli anni i rapporti con organismi internazionali con scambi e programmi comuni, sviluppando una rete di presenza associativa nel mondo, rappresentando così una significativa testimonianza a difesa dei diritti sociali, assistenziali, previdenziali, culturali e di rappresentanza dei nostri emigranti.

Alla fine degli anni '80, esauriti i massicci flussi migratori, si apriva un contesto completamente nuovo, cresceva la tendenza all'integrazione nei Paesi ospitanti, si manifestava la diversificazione dei problemi in rapporto alle condizioni socio-economiche locali, permaneva comunque forte la domanda di rafforzamento dei legami culturali con l'Italia.

Nei decenni successivi, a fronte della forte immigrazione in Italia, le Acli hanno iniziato a costruire legami e presidi nei Paesi dai quali la nuova immigrazione proveniva. Per facilitare la conoscenza della lingua e della cultura italiana e alleggerire i processi d’integrazione, ecco quindi l’apertura delle Sedi in Albania, nel Nord-Africa, in Moldovia. E’ di questi giorni l’incontro fra il presidente nazionale delle Acli e il ministro moldavo del Lavoro, delle politiche sociali e della famiglia per la formalizzazione dell’impegno delle Acli a sostenere presso il Governo italiano la necessità di avviare i colloqui tra i due Governi per arrivare a un accordo bilaterale sulla sicurezza sociale.

Provare ancora oggi a misurarci con le nuove grandi questioni che ci pone il nostro tempo è la sfida che abbiamo davanti. Essere un movimento “di frontiera” come le Acli significa avere il coraggio di assumersi una responsabilità di fronte al tempo che viviamo, di impegnarci affinché la concezione del lavoro s’innervi nell'economia e nella politica e dia frutti di giustizia, prosperità e pace in Italia, in Europa e nel resto del mondo.