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Guido Ravasi. Associazione per il Museo didattico della Seta di Como. Tutti i diritti riservati.

 

Guido Ravasi (Milano 1877- Como 1946), setaiolo e artista è certamente stato un “signore della seta”, per citare il titolo di una mostra (con catalogo) tenutasi qualche anno fa alla Fondazione Antonio Ratti, con la collaborazione del Museo didattico della Seta di Como, ma è stato anche un “viaggiatore” e un imprenditore che pur avendo ditta, uffici e studio a Como (almeno dal 1912) fu sempre aperto ad esperienze e contatti europei. A cominciare dalla sua formazione in quel di Krefeld (Germania), che come dice lui stesso in un volume autobiografico (ma abbastanza particolare) Sotto il faggio rosso di Cardina (1944) segnò in modo forte la sua vita (anche privata, visto che sposò una ragazza conosciuta là). Ravasi per lavoro e per interesse personale ebbe molteplici contatti con Parigi, Lione, Vienna (dove lavorò agli inizi del secolo), la Moravia, la Boemia, ma anche l’Olanda, l’Inghilterra, la Spagna, solo per citare alcuni casi.

Insomma, ci troviamo di fronte ad un personaggio (davvero lo era) che girò tutta o quasi l’Europa, a più riprese, vedendone anche i cambiamenti politici. Negli anni Venti Ravasi ebbe lusinghieri rapporti con Parigi, ma anche con Londra, poi però, stando a quanto scrisse nel suo libro del ’44, mutò profondamente idea (ma non fu tenero neppure con altri paesi visitati, come l’Olanda dove stigmatizza ad Amsterdam le “case da tè”, come le chiama pudicamente). Frutto del suo essersi avvicinato al Fascismo, o magari una forma di amarezza di un uomo che viveva la fine di un mondo, anche imprenditoriale, del quale era stato parte? Di certo a pochi anni dalla morte l’immagine di Krefeld era vivissima in lui. Raccontava del suo viaggio in battello per raggiungere la città, dove divenne “apprendista” (ben spiega chi erano costoro, non pagati, ma con precisi obblighi), imparò le basi di quello che sarebbe poi stato il suo lavoro e, cosa di non poco conto, il tedesco, tanto da ottenere l’offerta di dirigere la parte tecnica di una ditta locale, ma il destino aveva altro in serbo per lui. L’ormai non più giovane “signore di Cardina” ricordava con entusiasmo “ho lavorato per vent’anni con gli spagnoli, ho anche impiantato in Spagna una tessitura di seterie di novità che in quel paese non esisteva ancora…”. È invece terribile e sembra spropositato il giudizio sul popolo inglese “Sulla base delle mie osservazioni personali penso che l’inglese può riassumersi in una formula “il proprio tornaconto, nutrirsi e viver bene”. Eppure a Londra il suo lavoro era stato apprezzato. Non va meglio per i francesi “Anche sui francesi ho letto molti apprezzamenti negativi! Per quarant’anni ho cercato di combatterli e contraddirli, ma purtroppo alla fine ho dovuto constatare che quegli apprezzamenti erano giustificati”. Si salva Parigi (ma non per la moda!), perché a suo avviso era una sorta di “porto franco” “dove approdavano tutte le forze dell’ingegno di ogni paese”. Insomma, sete da “mago” e qualche giudizio su paesi europei da “orco”, ma pur sempre una nostra grande e originale figura.

Nota redazionale. Il ritratto di Guido Ravasi che è a corredo dell’articolo è di proprietà dell’Associazione per il Museo didattico della Seta di Como.