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Mi chiamo Katia, ho 20 anni, studio Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano e l’anno prossimo ho deciso di partecipare al programma di Erasmus+ che mi permetterà di studiare per 7 mesi in Germania, alla Johannes Gutenberg Universität di Mainz.

Il programma di Erasmus+ offre possibilità di studio in tutta Europa ma la scelta della Germania per me è stata quasi scontata: come studentessa di Scienze politiche sono affascinata su come sia possibile che una nazione che poco più di mezzo secolo fa era dilaniata dalle conseguenze di due guerre mondiali di cui era stata il più grande colpevole, sia ritornata in auge in così poco tempo, diventando una tra le economie più forti di tutta l’UE. Anche dal punto di vista personale fin da piccola vivo il mito della nazione tedesca che negli anni '70 ha accolto i miei nonni e i miei genitori che fuggivano da una situazione del meridione italiano molto complicata, alla ricerca di una fortuna che sono riusciti a costruirsi con la fatica e il sudore di chi è costretto ad abbandonare la propria famiglia e la propria terra.

Scegliere di partire a 20 anni non è semplice, perché la vita di una ragazza a 20 anni è piena di sicurezze: la certezza di una famiglia che ti sta vicina e ti incoraggia nelle difficoltà, la tranquillità di un gruppo di amici che non ti abbandona mai, una routine consolidata che ti aggiunge sicurezza. Il vero motivo per cui si sceglie di partire è perché si ha fiducia che un’esperienza di questo tipo cambierà radicalmente la tua vita: vivere in un posto con una cultura diversa, una lingua diversa, con persone di altre nazioni renderà più semplice la vera visione comunitaria dell’Europa: un Europa fatta di popolazioni più che di nazioni, senza barriere e divisioni.

Partire per l’Erasmus non è un modo per fare una vacanza all’estero con i fondi dell’UE ma significa lavorare in prima persona per la creazione di rapporti internazionali che saranno alla base dei prossimi anni. Non si può pensare di creare l’Europa senza che ci sia una cultura europea: questo è il più grande vantaggio di poter vivere un’esperienza di studio all’estero.

Le paure sono tante, ma anche l’entusiasmo non manca: sono convinta che l’esperienza di Erasmus potrà servirmi molto per il lavoro, non tanto per le capacità professionali in senso stretto, ma come esperienza determinante nella crescita personale e nell’acquisizione di quelle che adesso vengono chiamate 'competenze trasversali': studiare e vivere così a lungo in un paese come la Germania, sarà fondamentale nel migliorare le mie capacità di comunicazione, spirito di adattamento, atteggiamento generale verso il lavoro e la vita.

Uno studente Erasmus, o comunque una persona che abbia vissuto per un certo periodo all’estero, abbia qualche punto in più agli occhi di un datore di lavoro, proprio per la capacità di pensare in modo aperto e "globale", che rendono chi ha goduto di tale esperienza un vero e proprio cittadino dell’Europa.