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"Immaginatevi che, poco lontano da Trafalgar Square, poco lontano da Place Vendôme, poco lontano da Times Square, da Schwarzenbergplatz, da Piazza Venezia ci sia un muro che divide in due parti Londra, Parigi, New York, Vienna, Roma; immaginatevi che, agli abitanti di una parte sia proibito l’entrata dell’altra parte, che agli abitanti dell’altra parte invece sia consentito l’ingresso nell’altra, ogni tanto, solo con l’espletamento di formalità particolari”

Alcune frasi che parlano del Muro: da 25 anni finalmente il Muro di Berlino è caduto; ma siamo sicuri che tutti i muri invisibili che ci sono in Europa siano anch’essi caduti?

L’Unione Europea ha incominciato il suo cammino nel 1950 con la Dichiarazione Schumann e, per molti anni, la futura Unione Europea non ha avuto la possibilità di abbracciare i cittadini, la popolazione dei paesi che erano al di là dell’ormai famosa “cortina di ferro”. Nella notte del 9 novembre 1989 finalmente la caduta del Muro ha risolto questa ferita, questa situazione. Ma siamo sicuri che l’Europa da quella “notte infinita” sia diventata un’Unione unica, forte ed uniforme? Io non lo credo.

Dopo 25 anni ci sono ancora Muri che separano le persone che vivono nel Vecchio Continente. Muri che non si possono vedere, ma che attraversano le nostre piazze e le nostre menti: questi Muri sono costruiti dai problemi che ci sono nella politica internazionale e multilaterale, nell’economia, tra le diverse culture e modi di concepire il mondo. Il risultato delle ultime elezioni europee, di per sé, potrebbe essere interpretato come una traccia di tutto ciò, di queste difficoltà che si stanno vivendo. Com’è possibile far cadere questi Muri? Solo attraverso la conoscenza.

Quella conoscenza che dev’essere sviluppata e diffusa dai giovani: chi ha non solo la possibilità di viaggiare ma soprattutto di vivere all’estero ricopre un ruolo fondamentale. I giovani, oggi, che hanno vissuto, stanno vivendo o vorranno vivere questo tipo di esperienza potranno abbattere tutti questi Muri che sono sì invisibili, ma che dividono ancora. Solo con la conoscenza della vita quotidiana di un altro cittadino europeo (sì, non straniero, ma europeo!), solo con la conoscenza dei suoi valori, della sua mentalità, dei suoi limiti sarà possibile abbattere tutti i Muri che ci sono a Londra, Parigi, Vienna e Roma.

Non voglio dire che non sia difficile, che un’esperienza di un programma di scambio come Erasmus o altre esperienze in altri paesi siano cosi facili. Ma sicuramente, alla fine, ne vale la pena. Erasmus come altre possibilità per vivere fuori dal proprio paese sono difficili, in particolare all’inizio. È una serie di "prime volte":prendere da soli per la prima volta un aereo, cercare da soli un appartamento in cui vivere, parlare una lingua straniera, comprendere un altro sistema universitario, capire e accettare una modalità diversa di vivere la quotidianità.

I primi mesi sono difficili: con pazienza, infatti, si deve costruire una vita nuova in un nuovo paese. Nonostante questo, però, non si è mai da soli a vivere questo viaggio: si incontrano altri studenti che condividono gli stessi sentimenti, la medesima paura di fronte a qualcosa di nuovo. Ma proprio questa è la ricchezza dell’Erasmus: iniziare da soli un nuovo viaggio e concluderlo, invece, con molte persone. Nonostante tutte le difficoltà, si conoscerà non solo il paese di destinazione, ma anche le abitudini di altri studenti Erasmus, che si affiancheranno nel viaggio. Passo dopo passo tutte le divisioni, tutti gli stereotipi, tutti i Muri che sono disseminati per l’intera Europa e, soprattutto, sono presenti nelle nostre teste, cadranno.

Quindi, rimane un’unica domanda: tu hai abbastanza pazienza per vivere questa esperienza e far cadere i tuoi Muri personali sull’Europa e sui cittadini europei? Solo così, forse, cominceremo a vivere una vera idea di Europa.