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“Il documento è aperto al confronto con tutti i soggetti economici, sociali, politici e istituzionali e vuole rappresentare un contributo al dibattito locale che non può prescindere dai rapporti regionali, nazionali, europei e internazionali”.

E’ un passaggio del documento preparatorio per lo Statuto montano per la Valtellina e la Valchiavenna pensato, redatto e recentemente presentato da diverse realtà sociali e culturali di ispirazione cristiana presenti e attive nel territorio della provincia di Sondrio.

A 70 anni di distanza dall’esperienza di intellettuali cattolici che nel “Codice di Camaldoli” avevano riassunto il loro pensare e agire politicamente per il futuro dell’Italia varie espressioni del mondo cattolico valtellinese e valchiavennasco - organizzazioni ecclesiali, culturali, sindacali e imprenditoriali – hanno voluto riandare a quella esperienza per celebrarne la memoria e, soprattutto, per raccoglierne e attualizzare la lezione di un metodo fondato su responsabilità, partecipazione, democraticità.

 

E così queste diverse realtà pensanti che sono in Valtellina e Valchiavenna hanno redatto un ampio documento in cui vengono richiamati anche l’idea e il valore dell’appartenenza europea.

Le due valli vengono lette come un piccolo territorio di confine che, con la sua peculiarità e nella sua autonomia, si mette in dialogo culturale e istituzionale con il grande territorio Europa in una prospettiva di reciproco arricchimento.

Anche da questa consapevolezza culturale, sociale e politica, viene un messaggio educativo importante per il futuro delle popolazioni e in particolare per il futuro delle nuove generazioni.

In così promettente contesto occorre sottolineare che il documento ha lo scopo di “offrire degli spunti di riflessione per preparare l’elaborazione dello Statuto montano aperto, elaborato a più mani, frutto dell’analisi e discussione delle questioni più urgenti del territorio delle due valli, raccolte nei vari luoghi di interesse, in modo da arrivare ad un documento programmatico definitivo da offrire poi a coloro che intendono lavorare effettivamente per una nuova stagione”.

Centrale è la questione del metodo che, richiamandosi a quello di Camaldoli è quello del “confronto e della riflessione costruttiva, finalizzata ad elaborare idee e proposte condivise rispetto alle questioni individuate in uno spirito di fraterna collaborazione”.

Il documento richiama lo Statuto comunitario per la Valtellina proposto da Alberto Quadrio Curzio nel 2008 e ne rilancia alcuni temi fondamentali: democrazia partecipativa, istituzioni, sviluppo economico e sociale.

Nel testo si afferma tra l’altro che per la crescita delle due valli “va costruita una capacità di formulare un’ipotesi progettuale per lo sviluppo sociale, economico, culturale e politico dell’area alpina a partire dalla realtà amministrativa esistente, e da quella costituente, in rapporto alla società civile locale, avvalendosi anche di forme di sussidiarietà orizzontale”.

In questa prospettiva l’appartenenza europea prende spazio nel documento a proposito della questione democratica e istituzionale sottolineando la necessità e l’urgenza di “rispristinare un costruttivo rapporto fra rappresentati e rappresentanti , a livello locale, nazionale europeo”.

Ed ancora in tema di specificità montana si afferma che è “necessaria e fondamentale una forte collaborazione e sinergia tra i soggetti istituzionali, regionali, nazionali, comunitarie internazionali dell’arco alpino che sempre più devono fare rete tra loro per avere più incisività sul territorio”.