Usiamo i cookie - anche di terze parti - per consentirti un migliore utilizzo del nostro sito web. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Per molti di loro, Como è una "porta" per entrare nell'Europa della speranza. Spesso la città lariana rappresenta anche un punto di arrivo - come Sondrio in Valtellina - dove trovare accoglienza, lavoro, una casa per la propria famiglia. Stiamo parlando dei profughi in fuga dai Paesi dell'Africa (ma non solo) in guerra e dilaniati dalla povertà; uomini, donne, bambini accolti nelle parrocchie e nei centri di accoglienza disseminati sull'intero territorio della Diocesi.
Di questa drammatica esperienza parla il film-documentario "Sulla stessa Barca", proiettato per la prima volta nell'aprile del 2012 presso il Cinema-teatro “Nuovo” di Como e nei mesi successivi in altri cinema della Diocesi e in altre località, suscitando grande interesse per le immagini e i racconti delle persone coinvolte. Il documento è stato realizzato grazie alla collaborazione - durata oltre un anno - tra Caritas diocesana e ACLI di Como.

 

Verso la fine degli anni ’60 le Acli comasche hanno costruito a Lomazzo la prima cooperativa edilizia. Una proficua e rilevante esperienza che nell’arco di 15 anni avrebbe realizzato centinaia di appartamenti popolari in tanti comuni della provincia.

Si pensò anche di fare qualcosa di più che realizzare per tante famiglie il sogno di una casa propria: annettere nella cooperativa un Centro di Formazione Professionale dove insegnare ai giovani un mestiere. La scuola di Lomazzo formò centinaia di giovani elettricisti e operatori d’ufficio e rimase attiva fino alla fine degli anni ‘80. In seguito continuò a coltivare la sua sensibilità sociale tramite la cooperativa “la Villetta” che si occupa della formazione e del reinserimento lavorativo di giovani un po’… esuberanti.

Persone senza dimora, incontro con la fio.PSD.

La presenza dei senza dimora nella città di Como ha visto negli ultimi anni un incremento (di passaggio o stabile sul territorio) di circa 500 nuove unità all’anno: il servizio Porta Aperta, gestito dalla Caritas diocesana, ha censito negli ultimi 20 anni di attività quasi 10.000 persone in stato di grave emarginazione. Di questa realtà umana e sociale si occupa la fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) nasce a Brescia nel 1983 da un Coordinamento chiamato «una spina nel cor» costituito da alcuni organismi operanti nell’area della cosiddetta «grave emarginazione». Dopo un anno di lavori e di incontri sistematici, emerge l’esigenza di allargare la conoscenza a enti locali, realtà ecclesiali, cooperative e associazioni di volontariato che nel Nord Italia si occupano di persone «senza fissa dimora». Nel settembre del 1986 si formalizzò il Coordinamento del Nord Italia per i «senza fissa dimora»: si stese una carta programmatica e si raccolsero adesioni scritte all’iniziativa presso la segreteria di Brescia. Da quell’evento è scaturita una serie di azioni che hanno portato nel 1990 alla stesura del primo statuto della fio.PSD.