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Persone senza dimora, incontro con la fio.PSD.

La presenza dei senza dimora nella città di Como ha visto negli ultimi anni un incremento (di passaggio o stabile sul territorio) di circa 500 nuove unità all’anno: il servizio Porta Aperta, gestito dalla Caritas diocesana, ha censito negli ultimi 20 anni di attività quasi 10.000 persone in stato di grave emarginazione. Di questa realtà umana e sociale si occupa la fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) nasce a Brescia nel 1983 da un Coordinamento chiamato «una spina nel cor» costituito da alcuni organismi operanti nell’area della cosiddetta «grave emarginazione». Dopo un anno di lavori e di incontri sistematici, emerge l’esigenza di allargare la conoscenza a enti locali, realtà ecclesiali, cooperative e associazioni di volontariato che nel Nord Italia si occupano di persone «senza fissa dimora». Nel settembre del 1986 si formalizzò il Coordinamento del Nord Italia per i «senza fissa dimora»: si stese una carta programmatica e si raccolsero adesioni scritte all’iniziativa presso la segreteria di Brescia. Da quell’evento è scaturita una serie di azioni che hanno portato nel 1990 alla stesura del primo statuto della fio.PSD.

 

La riflessione proposta da Marco Iazzolino (già segretario della fio.PSD), che proviene dal “mondo formativo”, si trova subito a suo agio nell’interloquire con numerosi volontari di Associazioni ed Enti che hanno a che fare, sul territorio comasco, con persone senza dimora, comprese diverse assistenti sociali del Comune di Como. La serata si apre con la proiezione
 di un breve video preparato in occasione della presentazione della ricerca Istat, realizzata dalla fio.PSD 
in collaborazione con Caritas Italiana, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla popolazione senza dimora in Italia nel 2011.

Mentre sono intervistate alcune persone senza dimora, scorrono nei sottotitoli questi dati:


Persone senza dimora, ma non senza un volto; in Italia 47.648 volti in 158 città; in Italia è senza dimora lo 0,2% dell’intera popolazione residente. L’età media è di 42,2 anni (24.703 homeless, più della metà hanno meno di 45 anni). 28.323 sono persone straniere (59,4%). Oltre il 10% sono donne. 2,5 anni è la durata media della condizione di homeless: tra loro più del 25% degli italiani lo è da più di 4 anni

È tuttavia necessario parlare della definizione di ethos a livello europeo, quando si affronta l’argomento dei senza dimora, che comprende nella condizione di homeless sia le persone che sono senta tetto, sia le persone che sono senza dimora (ma vivono in dormitori, ostelli, ecc.), sia
le persone che vivono in abitazioni insicure e inadeguate (e a rischio di sfratto esecutivo). Se si abbraccia questa definizione in Italia arriviamo ad avere una popolazione di homeless oltre le 200.000 unità.

Le persone senza dimora arrivano in strada per una rottura dei legami familiari, per problemi di salute, per la perdita del lavoro. Il 30% degli homeless intervistati ha tutte e tre le caratteristiche appena indicate. Il “modello italiano” di intervento verso queste persone - che prevede in prima battuta l’accesso a servizi di prima necessità (mense, docce, dormitori di emergenza freddo) e successivamente l’accompagnamento verso una presenza in ostelli/dormitori, poi in alloggi in semi autonomia, infine in abitazioni indipendenti, con tutto il sostegno dei servizi in questo percorso anche in riferimento al lavoro - vede il successo di 2 persone su 10, e non è detto che queste 2 persone riescano a permanere in una situazione di stabilità. Tra l’altro alcuni dei dormitori storici a Milano e Roma vedono la presenza delle stesse persone senza dimora da più di 15 anni.

In Italia sono stati censiti 3.125 servizi per i senza dimora, di questi un terzo sono nella regione Lombardia, dove per altri si concentra oltre il 30% dei senza dimora (a Milano sono ben 17.000!).
 I 3⁄4 sono concentrati sugli interventi 
di prima necessità e pochi quelli di accompagnamento verso l’autonomia (0,9%).

“Questo modello può ancora funzionare?” chiede Iazzolino. È una scelta non dignitosa, è una scelta che non porta da nessuna parte. Certo 
è fondamentale per stare vicino alle persone, ma non per toglierle dalla loro condizione.


Ecco, allora, la proposta della fio.PSD all’assemblea: ragionate insieme sull’ Housing First, cioè sulla possibilità insieme di sperimentare l’assegnazione di un alloggio, in collaborazione con l’Ente pubblico, le parrocchie, ecc.,
 con un contratto che non prevede all’inizio anche un piano terapeutico (per alcol dipendenza o problemi di salute mentale) ma che vede una libera scelta di adesione e di risoluzione della situazione di 8 persone su 10.
 Certo questa proposta è ancora giovane e i dati a disposizione sono davvero pochi per poter parlare di statistica… Oltretutto in Italia mancano altre misure di contrasto alla povertà come il Reddito di Autonomia (o di ultima istanza). Con questa speranza e impegno lanciato al territorio si è cominciato a riflettere.