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Per molti di loro, Como è una "porta" per entrare nell'Europa della speranza. Spesso la città lariana rappresenta anche un punto di arrivo - come Sondrio in Valtellina - dove trovare accoglienza, lavoro, una casa per la propria famiglia. Stiamo parlando dei profughi in fuga dai Paesi dell'Africa (ma non solo) in guerra e dilaniati dalla povertà; uomini, donne, bambini accolti nelle parrocchie e nei centri di accoglienza disseminati sull'intero territorio della Diocesi.
Di questa drammatica esperienza parla il film-documentario "Sulla stessa Barca", proiettato per la prima volta nell'aprile del 2012 presso il Cinema-teatro “Nuovo” di Como e nei mesi successivi in altri cinema della Diocesi e in altre località, suscitando grande interesse per le immagini e i racconti delle persone coinvolte. Il documento è stato realizzato grazie alla collaborazione - durata oltre un anno - tra Caritas diocesana e ACLI di Como.

La pellicola (disponibile su Youtube da oggi e riprodotta integralmente in questa pagina), è stata l'occasione per fare il punto sull'accoglienza dei profughi - oltre 200 persone - provenienti dalla Libia e dal Nord Africa che dal 2011 - come detto - sono stati ospitati sul territorio di Como e dell'intera Diocesi. 
Un'emergenza mai terminata e che tuttora sta interessando il territorio diocesano, in modo particolare quello di Como e quello di Sondrio, dopo gli ultimi sbarchi di profughi a Lampedusa, provenienti dai Paesi in guerra dell'Africa, dalla Siria e da altre “frontiere della povertà” del mondo.
La risposta che le istituzioni pubbliche e private, le parrocchie, le associazioni religiose, la stessa Caritas e le ACLI hanno dato e stanno dando dimostra la volontà di accogliere e dare una speranza a queste persone in cerca di un futuro migliore. Non tutto è facile e scontato; tante sono le difficoltà da superare. Certo è che la nostra realtà non ha chiuso la porta in faccia a nessuno ed è pronta a fare ancora la sua parte, come altre città e comunità italiane.

Il film, che porta la firma di Ndongo Hyacynthe, regista africano nonché rifugiato politico, raccoglie interviste fatte ai profughi, ospitati nelle varie strutture e nelle parrocchie, e a “uomini di buona volontà” (operatori, volontari, rappresentanti delle istituzioni, operatori sanitari, eccetera) che hanno dedicato professionalità, tempo e dedizione all'accoglienza e alla permanenza di queste persone in fuga dalla guerra e dalla disperazione.