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Verso la fine degli anni ’60 le Acli comasche hanno costruito a Lomazzo la prima cooperativa edilizia. Una proficua e rilevante esperienza che nell’arco di 15 anni avrebbe realizzato centinaia di appartamenti popolari in tanti comuni della provincia.

Si pensò anche di fare qualcosa di più che realizzare per tante famiglie il sogno di una casa propria: annettere nella cooperativa un Centro di Formazione Professionale dove insegnare ai giovani un mestiere. La scuola di Lomazzo formò centinaia di giovani elettricisti e operatori d’ufficio e rimase attiva fino alla fine degli anni ‘80. In seguito continuò a coltivare la sua sensibilità sociale tramite la cooperativa “la Villetta” che si occupa della formazione e del reinserimento lavorativo di giovani un po’… esuberanti.

Dopo un importante intervento di ristrutturazione, dallo scorso novembre la casa di Lomazzo accoglie 16 ospiti richiedenti asilo (Progetto nazionale di accoglienza). Buona parte di questi sono di nazionalità pakistana e afghana, sette sono di origine africana. “Casa Itaca” come si è voluto chiamarla in ricordo del lungo viaggio di queste persone, ha ritrovato il suo senso ospitale e educativo. Queste persone hanno incontrato un frammento di Europa accogliente dove la convivenza, pur nelle forti diversità di storie, di lingue, di abitudini, è pacifica e costruttiva. L’attività è basata sul lavoro coordinato di due Cooperative Sociali delle Acli: Questa Generazione per la parte educativa e Acli Solidarietà e Servizi per la parte della gestione. Nel progetto sono coinvolti operatori professionisti del sociale perché non ci si limita a fare ospitalità: a “Casa Itaca” si intende imprimere forte senso educativo e di integrazione.

Per le Acli questa esperienza significa declinare nell’oggi la mission di associazione impegnata nel sociale che cerca di coniugare impegno associativo, volontariato e professionalità con i nuovi bisogni che i cambiamenti repentini esprimono nel mondo. Per fare ciò si sono cercati e individuati compagni di strada con cui condividere questo progetto che vuole essere di relazione e di sviluppo di comunità: il Comune di Lomazzo dove si sono incontrate grande disponibilità e assonanza di intenti, ma anche le altre Istituzioni del territorio, la Caritas con cui si condivide da tempo questa esperienza di accoglienza, le Associazioni, ma anche la Parrocchia di Lomazzo che sperimenta un’analoga accoglienza. Lavorare insieme per meglio coordinare risorse, esperienze e aspettative. Un percorso orientato verso l’autonomia e verso l’obiettivo di una vita migliore per queste persone. Magari non nel nostro Paese. Infatti, l’Italia per molti di loro non è meta ma scalo. Perché i migranti sbarcano in Italia ma poi, nella grande maggioranza, vanno altrove e passano senza troppi problemi le porose frontiere interne dell’Europa Alcuni degli ospiti sono stati rinviati in Italia dopo aver vissuto e lavorato diversi anni in Norvegia, in Belgio, in Inghilterra. Non erano ancora regolarizzati e sono stati rinviati nel Paese dove erano sbarcati. Uno di loro aveva anche sposato una giovane e dolcissima ragazza norvegese, ma le leggi non ascoltano il cuore e i sentimenti.

Anche l’esperienza di Casa Itaca” porta a ribadire che l’Europa dovrebbe farsi carico di un’azione seria per contrastare l’immigrazione irregolare, prima della partenza. Non è bene scaricare solo sui Paesi del Mediterraneo il peso della fuga dalla fame e dalla guerra. Occorre intervenire, certo, ma per pacificare. Per costruire, non per abbattere e lasciare ciò che resta nelle mani del primo brigante di passaggio.