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 Monumento alla Resistenza Europea. Foto: Fabio Cani

 

L’occasione del prossimo settantesimo (2015) della fine della Seconda Guerra Mondiale può servire anche per riscoprire il Monumento alla Resistenza Europea (il solo del continente), collocato a Como nei giardini a lago.

È sotto gli occhi di tutti e proprio per questo è, magari, diventato “invisibile”. Fu inaugurato nel 1983 dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, mentre era sindaco Antonio Spallino. Opera di Gianni Colombo, fu voluto e realizzato dal Comune di Como con il coinvolgimento dell’Istituto di Storia Contemporanea oggi dedicato a Pier Amato Perretta.

Non si tratta di un manufatto elogiativo, ma di un “memoriale” dove ci sono tre scale che si protendono verso tre grandi lastre (quasi una “girandola”). Ci sono pietre dai vari, terribili campi di concentramento, una pure da Hiroshima, ma soprattutto ci sono frasi dalle ultime lettere di esponenti della Resistenza. Sono rappresentate 18 “comunità nazionali”, dove maggiore fu l’impegno e conseguentemente il prezzo di sangue pagato (ma manca la Spagna come nota lo studioso Fabio Cani, in Memoria resistente (2012) dove parla pure della genesi del progetto).

Le testimonianze che in poche parole racchiudono il senso di una vita e di una scelta, sono scolpite sulle lastre, in lingua originale (con traduzioni in loco). Raccontano di persone diverse, per nazionalità, età, sesso, fede o posizioni laiche, tutte, però, accomunate dal fatto di voler andare oltre la morte, di parlare di pace e libertà a quanti sarebbero venuti dopo. A quanti, ne erano certi, avrebbero beneficiato del loro sacrificio.

Noi leggiamone insieme alcuni stralci.

Scrive Rudolf Fischer operaio austriaco “...chi vive solo per sé, chi solo per sé cerca la felicità, non vive bene e nemmeno felice... Noi è di più che non io”. Una riflessione quanto mai attuale. Dice con una forza interiore incredibile Borgen Böe, dirigente industriale norvegese “Ci sentiamo in pace con tutto il mondo... non portiamo rancore verso nessuno... Dall’odio non può nascere alcunché di buono... meglio di così non potremmo morire”. Scrive Elli Voigt, operaia tedesca “Sperando nella vita mi avvio alla morte. Vado con la fede in una vita migliore per voi”. E ancora Marguerite Bervoets, insegnante e poetessa belga “Sono morta per attestare che si può amare appassionatamente la vita e insieme accettare una morte necessaria”. C’è chi se ne va soffrendo e di ciò vuole lasciare un segno, è un ragazzo ebreo, Chaïm (?)“... se il cielo fosse carta e tutti i mari inchiostro non potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo intono a me... Dico addio a tutti e piango...”.

Tra questi “eroi quotidiani” c’è anche un comasco, il magistrato Pier Amato Perretta , che ci invita a riflettere “Questa esperienza avrà giovato a qualche cosa? Si impone una rieducazione profonda e costante, altrimenti nemmeno questa lezione servirà” (per tutti i testi integrali, Irene Fossati Daviddi, La Resistenza Europea nel Monumento della Città di Como, Como 1986).

Foto: Fabio Cani