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Il carro protostorico da parata, conservato presso il Museo Archeologico Paolo Giovo di Como.

A Como lo conoscono tutti, perché è uno dei gioielli del Museo Archeologico Paolo Giovio, ovvero il carro protostorico scoperto nel 1928 nella necropoli della Ca’ Morta. Un carro da parata, con una ricca decorazione in lamine di bronzo, che era stato deposto, smontato e con altri oggetti, in una tomba databile al 500-450 circa A.C. La tomba, che purtroppo non fu scavata in modo scientifico, era quasi sicuramente di una donna. Quando i frammenti arrivarono in Museo si procedette ad una ricostruzione, quella ancora oggi visibile, sotto la direzione dell’ arch. Luigi Perrone (che allora aveva contattato il Museo di Copenaghen) e dell’archeologo Ettore Ghislanzoni, ricreando le parti in legno che non si erano conservate e applicando su di esse gli elementi metallici originali.

La particolarità di questo carro è di avere quattro ruote, del diametro di cm 96, con cerchio in ferro fissato a caldo apparentemente senza l’uso di chiodi a rinforzo della ruota in legno e raggi rivestiti da elementi tubolari in bronzo. Fin qui gli appassionati sanno tutto, ma dall’anno scorso questo reperto è divenuto occasione di nuovi studi e di nuove ipotesi, ne ha parlato recentemente in una conferenza la conservatrice dott. Marina Uboldi.

Tutto questo lega Como e i suoi ricercatori (del Museo, della Soprintendenza, e anche il prof. De Marinis) a studiosi francesi e tedeschi. Il carro presenta somiglianze con alcuni esemplari dello stesso tipo rinvenuti nell’area della Cultura di Hallstatt (località austriaca in cui fu scoperta una ricca necropoli risalente all’Età del bronzo inizio Età del ferro), per esempio quello della tomba della “Dama di Vix”, ritrovato nel 1958, presso Mont Lassois, in Borgogna (Francia), o gli esemplari rinvenuti nel Tumulo 7 di Diarville, in Lorena (Francia).

Si è così creata una équipe di studiosi guidata dal prof. Bruno Chaume, che ha intrapreso un nuovo studio del carro e del suo corredo. Per approfondire le analogie con altri reperti provenienti dall’attuale territorio tedesco (come la tomba del “principe” di Hochdorf e i materiali da Heuneburg, nel Baden-Wurttemberg) nel gruppo sono entrati anche i professori Christopher Pare e Markus Egg, esperti di archeologia celtica, attivi a Magonza (Germania). A partire dall’anno scorso, soprattutto gli studiosi francesi, hanno già  lavorato più volte a Como. Si stanno facendo ipotesi per una diversa ricostruzione del manufatto (che potrebbe essere realizzata virtualmente o con altri materiali, senza toccare l’attuale). Per esempio il prof. Chaume ipotizza che le ruote del carro avessero raggi completi e non così tanto materiale ligneo come nella ricostruzione degli anni Trenta. Altri pezzi indagati potrebbero essere stati il timone e il giogo (era trainato da un bue o da due cavalli?). Il prof. Chaume segnala parecchi elementi di somiglianza tra il carro ritrovato a Vix (e ricostruito in un laboratorio di Magonza) e quello di Como. E’ presto per sbilanciarsi, lo studio procede, ma le novità potrebbero non mancare.