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Si scrive Expo e tutti leggono Milano. Invece, no, questa è una storia comasca e non solo. Parliamo di Como e l’Esposizione Voltiana del 1899, un momento che ha segnato una vetta altissima per la nostra città. Quella meraviglia sorgeva nella zona dei giardini a lago, era dedicata alla seta e all’elettricità, nell’anno del primo centenario dell’invenzione della pila, opera dell’illustre concittadino Alessandro Volta. Essa ebbe due vite. Inaugurata alla presenza dei Reali il 20 maggio, andò in fumo per un incendio l’8 luglio, ma i nostri trisnonni ebbero il coraggio (e le capacità tecniche ed economiche) di ricostruirla, tanto che a settembre ci fu una seconda inaugurazione e la vita espositiva riprese, con ancor maggior vigore e, visto il disastro, anche pubblicità! Data l’epoca le presenze tra gli espositori o i servizi (anche allora c’erano ad esempio ristoranti e spettacoli) erano quasi tutte italiane, ma l’Europa comunque fa capolino nel catalogo ufficiale.

Nel salone centrale c’era un omaggio a Volta opera di Silvanus Tompson di Londra, molti erano i francesi presenti con macchinari per l’industria serica, pure la Germania vantava espositori per i materiali elettrici, mentre nella galleria dei motori c’erano una ditta di Bruxelles, una di Vienna e una di Bucarest. Non poteva mancare una ditta tedesca di Krefeld, dove molti industriali locali avevano fatto apprendistato e una di Lione, la francese amica- nemica nell’universo della produzione serica. L’elenco potrebbe continuare, ma c’è una chicca di cui vogliamo raccontare: le fontane luminose, collocate nei giardini e funzionanti  ogni sera. Quella magia era opera dell’ing. Maurin di Parigi. Lasciamo la parola ad un grande giornalista dell’epoca, Luigi Massuero, il fondatore de “La Provincia di Como”, che su uno dei primi numeri della rivista ufficiale della manifestazione (che è stata anastaticamente riprodotta dalla Famiglia Comasca) scriveva: “Un grande successo sono le fontane luminose, ma qui la penna si trova imbarazzata a descrivere quelle tenui nuvole d’acqua zampillanti che, illuminate dal basso in alto, si vestono dei più vivi colori, delle tinte più carezzevoli. Si direbbe in certi momenti che una polvere d’oro di gran luce si leva da terra, poi l’oro si muta in argento, poi si fa violetto…un seguito di colori e di fulgori che balza e zampilla nell’aria. La prima sera le fontane luminose furono applaudite ed ora formano con i concerti la grande attrattiva del giardino incantato. I diversi potenti riflettori collocati a dritta e a sinistra dell’entrata principale saettano colonne di fuoco intenso attraverso gli alberi, sui viali, sul monte, sul lago. Nella traiettoria del raggio colossale tutto sembra incendiarsi, tutto diventa fantastico come un sogno delle Mille e una Notte”. Ultima curiosità, ben più prosaica ma molto utile: in uno stand era presente la Compagnia Singer da New York con le sue macchine da cucire, che da lì a poco avrebbero conquistato anche il nostro mercato.