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Como- Budapest uno a uno. Non è il risultato di una partita di pallone, ma un pareggio artistico nel nome di papa Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi 1611- 1689), l’unico pontefice comasco. Un monumento lo ricorda nella capitale ungherese ed uno nella sua città natale. Ebbene, i primi a muoversi in tal senso furono gli ungheresi. La statua, di fattura classica, è opera dello scultore Giuseppe Damko. Fu inaugurata nel 1936, in occasione dei duecentocinquant’ anni dalla liberazione dell’ Ungheria dai Turchi e fu proprio in quel frangente che Innocenzo estese a tutta la cristianità la festa del Santissimo Nome di Maria.

Gli amministratori dell’epoca invitarono alla cerimonia anche i loro omologhi comaschi. Ma a Como, nonostante la presenza di altra iconografia innocenziana un monumento non c’era e non ci fu per molto. Poi ecco la svolta felice ed imprevista. Nel 1989 (nel periodo a ridosso della caduta del muro di Berlino), la Famiglia Comasca strinse alcuni contatti con l’Ungheria e si fece un viaggio a Szombathely, nella regione Vas. L’allora presidente del sodalizio, Piercesare Bordoli (del quale il 9 novembre ricorre il primo anniversario della morte) si recò anche a Budapest e là vide la statua di Innocenzo XI. Come lui stesso scrisse e a raccontò immediatamente ebbe l’idea di realizzarne una anche a Como.Statua di Innocenzo XI a Budapest

Il consiglio della Famiglia Comasca sposò subito la proposta, come lo fecero Angelo Meda, allora sindaco e mons. Alessandro Maggiolini, che era vescovo, da poco arrivato in città. Ci fu una sottoscrizione popolare, sostenuta anche da alcune importanti elargizioni. C’era anche qualche scettico, ma i fatti dettero ragione a Bordoli.

Per realizzare un’opera così importante vennero coinvolti gli artisti comaschi. Otto risposero all’appello inviando bozzetti e preventivi. Alla fine la commissione dell’opera andò Eli Riva (1921- 2007), che propose una soluzione molto originale, con una statua “pensile”, incernierata su un angolo di una casa. Era arrivato a questa dopo aver anche pensato ad una vera edicola, simile a quella dei due Plinii, all’esterno del Duomo.

Oggi tutti la possono ammirare in via Odescalchi, la via dedicata alla famiglia del papa. Eli Riva divenne un “amico” della sua scultura e ben lo capiva chi lo andava a trovare nel suo studio durante tutto il lavoro preparatorio. L’opera essenziale, scarna, eppure figurativa, è realizzata in bronzo e fu fusa nella fonderia di Fabrizio Corti a Fino Mornasco.

Rispetto alla “sorella” di Budapest la scultura comasca è molto diversa ed entrambe sono, ovviamente, figlie del loro tempo e della sensibilità degli autori. Quella ungherese mostra il papa con un cipiglio fiero, del difensore della fede e della cristianità, quella di Riva ha un atteggiamento più “vicino” a chi la osserva e certo rimanda alla dimensione pastorale di Benedetto, beatificato nel 1956.

La statua comasca è stata inaugurata nel 1993 e da allora guarda con occhio benedicente chi la osserva passando e guardando lui guarda anche il cielo.