Usiamo i cookie - anche di terze parti - per consentirti un migliore utilizzo del nostro sito web. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

 

Le vedute sono comasche (anche, se non solo), ma spesso autori ed incisori ci rimandano nel cuore dell’Europa. Il Museo Storico di Como possiede un ricchissimo patrimonio di stampe, che spaziano dal XVI secolo fino ai nostri giorni. Una parte è stata già catalogata, la parte più consistente è in fase di studio. Un’ottima occasione per un “assaggio” è la mostra in corso “Il fondo stampe dei Musei Civici di Como” a cura di Rachele Viscido, la rassegna, ospitata in due sale del Museo Storico Garibaldi (P. Medaglie d’Oro) resta aperta fino al 31 gennaio 2016. Dicevamo “zone” comasche, ma anche altro. Nel fondo antico ci sono, per esempio stampe della rivoluzione francese e, tra l’altro, parecchi esemplari di stampe inglesi tra ‘700/800.

Ma per restare a quelle che si possono vedere in mostra va subito segnalata quella che correda il “Larius” di Paolo Giovio, una carta del lago e del suo territorio, una silografia stampata a Venezia nel 1559 e subito dopo un esemplare di “carta composita,” stampata ad Anversa a partire dal 1570 e poi riprodotta fino a parte del secolo successivo. In essa è ripresa la carta del Larius, ma ci sono altre due sezioni, una dedicata al Lazio e la seconda al golfo di Trieste, la tecnica è quella dell’acqua forte e bulino, autore Abramo Ortelio. Più volte si ritrovano i nomi di due grandi personaggi della cartografia storica, Ortelio (1528- 1598) e Mercatore (Gerard Kremer 1512- 1589 ,nomi italianizzati, di autori nordici, i padri della cartografia fiamminga. Come si vede l’intreccio tra Como e l’Europa ci riporta indietro nei secoli. Per esempio è nel XVII secolo che si iniziano a stampare le antenate delle nostre guide turistiche, molto importanti sono gli itinerari di due fratelli, ancora di Anversa, Franz e Andreas Scott.

Un altro nome di spicco presente in mostra (vedi una stampa della parte posteriore di Villa Olmo o una della Villa Pliniana) è Lose. Parliamo in questo caso, davvero particolare, di una coppia, Friedrich (1776- 1833) e Carolina (1784- 1837), di origine tedesca poi trasferitisi a Milano, tra i loro editori ci sono gli Artaria, grandi stampatori, anch’essi di fama europea, ma legati al nostro lago. I Lose, un sodalizio d’arte e d’amore, sono autori del volume “Viaggio pittorico e storico ai tre laghi, Maggiore, di Lugano e di Como”, che dedicato al Feldmaresciallo Conte Enrico di Belleguarde, fu editato a Milano nel 1818. La stampa di villa Olmo è opera di Friedrich, incisa da Kuntz Rudolf Johan per Artaria e Fontaine, quella della Pliniana è disegnata da Friedrich, ma incisa dalla moglie, Caroline. Accanto alle opere “vere e proprie” un tavolo multimediale permette al visitatore di approfondire ulteriormente queste bellezze, con un itinerario sulle ville del lago. Ma in mostra ci sono anche cartine di città (es Milano) o monumenti.

Nella seconda sala c’ è da segnalare una carta corografica della Valtellina, del 1637, di Hans Conrad Schneil, si tratta di una acqua tinta. Come sempre sono da ammirare i particolari.